Rimedi farmacologici
Alla peggio, contro l’insonnia ci sono i farmaci. Una volta per dormire si usavano i barbiturici, che non di rado, a causa della loro scarsa maneggevolezza, assicuravano un sonno più che lungo: eterno. E non di rado erano impiegate proprio per raggiungere quest’obbiettivo.
Oggi esiste una categoria di sostanze assai meno pericolose (per ammazzarsi ci vogliono molte decine di pillole): le benzodiazepine. La loro molecola è la stessa degli ansiolitici, ma possiedono un’emivita più breve. Rimangono cioè meno al lungo nel sangue: giusto il tempo di “indurre” il sonno. E’ per questo che vengono chiamati “ipnoinduttori”. Effetti collaterali? Quanti ne volete. A parte un possibile torpore al risveglio, senso di vertigine, bocca impastata, questi farmaci, se impiegati a lungo, per mantenere la loro efficacia necessitano di dosi crescenti.
Poi c’è la dipendenza. Perché si manifesti bastano poche settimane di impiego: perciò, per evitare l’effetto-rimbalzo, le benzodiazepine vanno sospese in modo graduale, e mai bruscamente.
L’uso di questi farmaci nell’insonnia è insomma il tipico esempio di una soluzione che diventa essa stessa un problema.